ALEX WEBB

"THE SUFFERING OF LIGHT" - Fino al 30 Giugno, Palazzo del Monte di Pietà

 

Alex Webb, membro di punta dell’Agenzia Magnum Photos dal 1976, vive e lavora a New York. Riconosciuto universalmente come uno dei pionieri della fotografia a colori americana, dagli anni ’70 Webb è un maestro creatore di immagini caratterizzate da una luce e da un colore a dir poco intensi. Il suo lavoro si è mosso a cavallo tra generi diversi, come la street photography, la fine art e il fotogiornalismo. Il suo talento maggiore è quello di condensare gesti, colori e contraddizioni culturali in una singola immagine evocativa, capace di trasmettere il senso del paradosso, sempre con ironia e humor a fare da sfondo. Le sue immagini sono state pubblicate in tutto il mondo, dal New York Times Magazine, Life, Stern, National Geographic, ed esposte nelle collezioni e nei musei più prestigiosi del pianeta. 

Alex Webb è considerato oggi, a pieno titolo, nella rosa dei 10 fotografi più influenti della storia. 

 

“The Suffering of Light”
“Nel 1975 sono arrivato ad un sorta di punto morto nella fotografia. Avevo fotografato in bianco e nero il panorama sociale americano nel New England e a New York: parcheggi desolati abitati da esseri umani sfuggevoli, bambini dallo sguardo perso e cani stravaccati sulle strade. Le fotografie erano un po’ alienate, a volte ironiche, occasionalmente fobiche, persino un po’ surreali ed emozionalmente distaccate. In un certo modo sentivo che il mio lavoro non mi stava portando da nessuna parte. Mi sembrava di stare esplorando un territorio che altri fotografi, come Lee Friedlander e Charles Harbutt, avevano già scoperto. Mi capitò tra le mani un romanzo di Graham Greene “I Commedianti”, un’opera ambientata ad Haiti nel turbolento mondo di Papa Doc, e ne rimasi allo stesso tempo affascinato e spaventato. Nel giro di qualche mese ero su un aereo diretto a Port-Au-Prince. Quelle prime tre settimane di viaggio ad Haiti mi hanno trasformato, come fotografo e come persona.

Ho fotografato una realtà che non avevo mai vissuto prima, una realtà di una vitalità e intensità emozionanti: cruda, sconnessa, a tratti tragica. Ho iniziato ad esplorare altri luoghi, nei Caraibi, lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, luoghi come Haiti dove la vita sembrava essere vissuta nelle strade. Tre anni dopo il mio primo viaggio ad Haiti ho realizzato che c’era un’altra nota emotiva che doveva essere presa in considerazione: i colori intensi e vibranti di questi mondi. La luce rovente e i colori intensi sembravano essere parte integrante delle culture con cui avevo iniziato a lavorare, completamente diversi dal grigio scuro tipico del mio New England. Da quel momento ho scattato prevalentemente a colori. Non sono il tipico fotografo documentarista, fotogiornalista… Ho lavorato essenzialmente come street-photographer esplorando il mondo con la mia macchina fotografica, lasciando che il ritmo e la vita della strada guidassero e informassero il mio lavoro. Per me tutto deriva in primo luogo dalla strada. Qualsiasi intuizione (sociopolitica, culturale o estetica) che io possa mai avere avuto delle società che ho fotografato durante gli anni, non derivano da preconcetti, ma dal girovagare per strada. Ci sono momenti in cui percepisco che la strada può preannunciare i futuri cambiamenti sociopolitici. Nel corso degli anni il mio modo di vedere il colore, emerso dalle mie esperienze ai Tropici, ha contaminato vari progetti, portandomi non solo in altre parti dell’America latina e dell’Africa, ma anche in Florida e a Istanbul. Sono stato costantemente attratto da luoghi di incertezza culturale e spesso politica (confini, isole, margini di società) dove le culture si uniscono, a volte scontrandosi, a volte fondendosi. Ci sono voluti anni per completare alcuni dei miei progetti, altri hanno richiesto meno tempo, molti altri si sono sovrapposti. Questa esibizione riflette, in sequenze più o meno cronologiche, i processi di creazione a volte caotici e a volte misteriosi; progetti intrecciati e ossessioni, temi e passioni, tensioni culturali e momenti eccentrici in un’unica cronaca continua delle strade dal 1979 ad oggi.”
Alex Webb.

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Palazzo del Monte di Pietà, Via del Monte di Pietà 8, Padova
Fino al 30 Giugno 2019
Chiuso il lunedì
10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00